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Fiamme nella notte, inferno alla Fulgar

CASTEL GOFFREDO – Fumo e macerie: sembra una scena di guerra. È l’inferno. A bruciare è la Fulgar di Castel Goffredo: il gigante dei filati è stato messo in ginocchio da un incendio spaventoso.

Il fuoco ha mangiato 10mila metri quadrati di magazzini e reparti, distruggendo cinque capannoni. Solo per sedare le fiamme ci sono voluti 14 ore, 16 autobotti e un elicottero, ma il lavoro dei vigili del fuoco è continuato anche durante la notte. I danni si stanno ancora contando, sono nell’ordine delle decine di milioni di euro. E rispetto alle cause non si esclude nessuna pista.

Ad accorgersi delle fiamme è stato l’amministratore delegato della Fulgar, Marino Garosi. La sua villa si specchia nell’azienda, da cui la separano pochi metri, in strada Casaloldo. All’una di notte nel reparto di testurizzazione lavorano in otto. Ma è lui, Garosi, a notare quel fumo sospetto. L’allarme scatta subito, gli operai impugnano gli estintori. È una lotta impari, il fuoco è ormai incontrollabile. Bruciano le macchine e brucia il magazzino, le matasse di filato (nylon e poliammide) alimentano le fiamme. L’aria si fa irrespirabile. Dall’azienda scappano tutti. Quando arrivano i vigili del fuoco l’incendio è ormai generalizzato. È un muro che avvolge i capannoni all’angolo tra strada Casaloldo e via Svizzera.

Non c’è tempo per capire dove si siano sviluppate le fiamme, l’urgenza è cercare di sedarle. Scongiurare il pericolo che si mangino tutto lo stabilimento. Servono rinforzi: uomini e mezzi arrivano da Lodi, Cremona, Brescia, Reggio Emilia, Parma, Rovigo e Verona. Vengono a dar man forte ai colleghi di Mantova e Castiglione. Occorre intervenire dall’alto e nel cielo di Castel Goffredo si materializza un elicottero in volo da Bologna. Ci sono anche i volontari di Orzinuovi. E a tenere sott’occhio la situazione arriva il personale dell’Arpa. In prima fila, da subito, anche i carabinieri.

Si leva il sole sulla Fulgar, ma il cielo è sempre nero. Attorno allo stabilimento si accalcano curiosi, tenuti a distanza dai carabinieri, e dipendenti. Osservano le operazioni in silenzio, allibiti. Nell’ala risparmiata dall’incendio, quella che ospita gli uffici, l’attività ferve come se non fosse successo nulla. La consegna è quella della normalità. A mezzogiorno la situazione è sotto controllo e due ore più tardi l’incendio si potrà dire circoscritto. Ma si continuerà a lavorare anche nella notte. E oggi dovrebbe entrare in azione una trancia, per consentire lo smassamento delle macerie.

Grazie anche al sistema con cui sono stati progettati i capannoni, quasi fossero dei compartimenti stagni, i vigili sono riusciti a ‘tagliare’ il fuoco. Mentre le ruspe abbattono i muri esterni si cominciano a contare i danni – cifre a molti zeri – e si pensa già al futuro. Alla cassa integrazione per almeno 50 operai, alla produzione che non si fermerà in agosto e alla ricostruzione.

Oltre a quello di testurizzazione con le sue 15 macchine, il fuoco ha cancellato il reparto di confezionamento e 1.500 tonnellate di materie prime e prodotti finiti conservati nel magazzino. Un disastro. Ma poteva finire anche peggio. La domanda sulla bocca di tutti è ‘com’è successo?”. Per il momento non ci sono risposte certe. «Non abbiamo ragione di pensare a un incendio doloso» allarga le braccia la responsabile generale della Fulgar, Attilia Casnici. «Non si esclude nessuna pista» replicano i vigili del fuoco.

Fonte: Gazzetta di Mantova

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